disturbi alimentari

Alimenti che creano dipendenza

Ragazzi ho potuto constatare attraverso i commenti che avete lasciato nei precedenti articoli, che tutti noi abbiamo intuito come alcuni alimenti creano una vera e propria dipendenza.

I cibi più gettonati sono sicuramente i dolci e i fritti.

Anche io personalmente sento che quando mangio cioccolata non riesco mai a fermarmi a un solo cucchiaino o a un solo cubetto e tanto meno ad una sola patatina fritta o a un solo orsacchiotto delle caramelle gommose.

In effetti alcuni studi fatti una decina di anni fa, realizzati da diversi ricercatori  hanno confermato questa ipotesi:

Secondo l’ipotesi di “Ifland e colleghi (2009) [….] cibi molto raffinati con alte concentrazioni di zuccheri, dolcificanti, carboidrati complessi, grassi, sale e caffeina siano effettivamente sostanze in grado di dare dipendenza e dunque alcune persone possono perdere il controllo sulla loro capacità di regolare l’assunzione di tali sostanze.” – Le nuove dipendenze. Gioco, cibo, interni, sesso, shopping…,  P. Cardoso, con scritti di P. Cardoso, L. Benedetti, E. Romolini, C. Spolverini, Edizioni Psicoline, 2014, p.69 –

Anche gli studi di “Gearhardt e colleghi (2009) mettono in evidenza che cibi molto saporiti ricchi di grassi, zuccheri e/o sale, potrebbero avere una maggiore capacità di dare dipendenza rispetto a cibi tradizionali, come la frutta, la verdura, la carne magra.”  – Le nuove dipendenze. Gioco, cibo, interni, sesso, shopping…,  P. Cardoso, con scritti di P. Cardoso, L. Benedetti, E. Romolini, C. Spolverini, Edizioni Psicoline, 2014, p.69-70. 

Ma andiamo a scoprire nello specifico quali sono questi cibi e come si comportano nel nostro organismo….

I CARBOIDRATI:

PANE, PASTA, RISO hanno un potere CALMANTE sulle nostre emozioni.

La tensione che si genera durante una situazione di stress induce il corpo a pensare che siamo in pericolo e quindi che abbiamo bisogno di alleviare il dolore. 

Il meccanismo che si produce è il seguente: –> Il cervello  inizia a produrre cortisolo per anestetizzare la tensione –-> il “cortisolo” prodotto porta all’aumento di un’altra sostanza chiamata —> “neuropeptide Y” (che tra le sue varie azioni ha anche la capacità di aumentare l’appetito e il desiderio di carboidrati). In questa particolare circostanza, c’è da aggiungere che se mangiamo questi alimenti tenderemo a prendere più peso rispetto al solito, perché il corpo è convinto che stiamo in una situazione di pericolo e quindi si porrà nella posizione di conservare qualsiasi eccesso di grasso per garantirci la sopravvivenza.

SNACK SALATI (PATATINE FRITTE, SALATINI, FRUTTA SECCA, CRACKER, POP CORN ecc) forniscono un vero e proprio sfogo allo stress attraverso il movimento della mascella che è la zona dove si concentra maggiormente la tensione nervosa. Quando siamo particolarmente stressati, nervosi per motivi lavorativi, economici ecc tendiamo a cercare maggiormente questi alimenti perché sono cibi che ci oppongono resistenza e quindi ci permettono di scaricare le tensioni accumulate.

Perché mangiamo maggiori quantità di cibo quando stiamo sotto stress?

  • Abbiamo bisogno di distrarci  dal problema e utilizziamo il cibo per farlo
  • Sotto stress il corpo produce oppiacei calmanti che stimolano l’appetito  e quindi mangiando di più

I CIBI PICCANTI 

Se i cibi per la quale siamo dipendenti sono i cibi piccanti allora vuol dire che siamo alla ricerca di emozioni forti di “eccitazione” in una o in più sfere della nostra vita. Forse vorremmo dare un tocco di brio alla nostra quotidianità, non riuscendoci, ricerchiamo lo stesso brivido nel cibo.

Alcuni alimenti piccanti, come il peperoncino (in particolare quelli molto piccanti) producono un bruciore così forte in bocca che generano nel corpo reazioni adrenaliniche. La produzione di cortisolo funge da anestetico e regala alla persona in questione, una sensazione di piacere e gratificazione.

I CARBOIDRATI DOLCI: 

BISCOTTI, TORTE E CROSTATE anche in questi casi stiamo parlando di alimenti con un potere calmante simile a quello dei carboidrati semplici, ma anche di conforto e rassicurazione. 

Alcuni studi hanno messo in luce che utilizzare questi cibi come forme di ricompensa, soprattutto durante l’età infantile, modificherebbe la percezione e la considerazione  che il bambino/la persona ha di questi alimenti, poiché si trasformerebbero in merce di gratificazione.

Quanti di noi, ricordano quando eravamo piccoli, che dopo aver fatto una buona azione o esserci comportati bene, la mamma, la nonna, la zia ci dava un biscotto/dolcetto come ricompensa?

I DOLCI:  

Il desiderio di dolce sembra essere innata nell’uomo e risale addirittura all’epoca dei primati.

Tra i dolci più ambiti abbiamo la CIOCCOLATA che contiene feniletilamina (un’alcaloide e un neurotrasmettitore monoamminico della stessa famiglia della dopamina e della seretonina). La feniletilamina è la stessa sostanza che il cervello produce quando ci innamoriamo e è talmente forte che in tempi passati veniva addirittura prescritta dai medici!

Se si desidera la cioccolata in formato solido come per esempio (le barrette di cioccolata) allora potrebbe significare che stiamo provando rabbia nei confronti di una situazione sentimentale, mentre se è in formato cremoso allora stiamo alla ricerca di conforto. 

Voi vi ritrovate in questa scelta? Percepite queste emozioni quando vi viene voglia di mangiare cioccolata? Io personalmente si.

Desideriamo quindi, tanto la cioccolata perché? Perché

  • il cioccolato ci da la sensazione di essere amati e apprezzati
  • i cambiamenti ormonali ci inducono a desiderarla
  • è un ottimo antidepressivo (anche se temporaneo)
  • ci da l’energia di cui abbiamo bisogno

Ma come agisce la cioccolata sul nostro organismo? 

  • l’odore del cioccolato stimola il centro del piacere nel cervello
  • i grassi contenuti nella cioccolata alleviano la sensazione di solitudine, insicurezza e/o vuoto.
  • i carboidrati stimolano la seretonina che migliora il nostro umore
  • gli stimolanti come la caffeina, teobromina  ci danno istantaneamente l’energia di cui abbiamo bisogno

DOLCIUMI IN GENERALE, sembrerebbe che i dipendenti da dolciumi siano maggiormente afflitti dallo stato di “noia” o “staticità”  più che di stress, quindi è probabile che quando siamo annoiati abbiamo più voglia di dolci che in altri momenti o in altri stati d’animo.

I CIBI GRASSI 

CHEESEBURGER, PATATINE FRITTE, POLLO FRITTO ECC

Anche il desiderio di cibi grassi sembra essere innato e è collegato alla loro proprietà di apportare immediatamente una quantità di calorie maggiore rispetto agli altri alimenti, donando alla persona un senso di sazietà immediata che rilascia una sensazione di benessere.

Chi è dipendente da cibi grassi sembra essere un individuo che prova emozioni forti come la paura, che sia ora paura di rimanere soli, di cambiare lavoro, di assumersi responsabilità  ecc è indifferente, il cibo grasso ha la funzione di riempire quel vuoto dentro di noi.

Uno stomaco pieno infatti, attenua emozioni di timore e insicurezza.

Io stessa ricordo che quando avevo la sensazione che tutto stava andando storto e mi sentivo persa, avevo più voglia di andare nei fast food e mangiarmi pollo fritto con le patatine o un bel cheesburger per sentirmi meglio.

Dall’articolo emerge in modo chiaro che il mangiare compulsivamente un determinato alimento non è casuale ma risponde perfettamente a uno stato emotivo alla quale dobbiamo iniziare a prendercene cura, cercando di capire la sua origine per poi trovarne la soluzione e agire di conseguenza.

L’equilibrio va trovato a livello emotivo, presto approfondiremo il vasto mondo delle emozioni per iniziare a riconoscerci e a riconoscere cosa ci porta ad un preciso stato emotivo che poi ci induce a mangiare e quali sono le strade potenzialmente percorribili per trovare il nostro equilibrio. 

Per avere maggiori informazioni sul tema delle emozioni cliccate QUI

E voi ragazzi che ne pensate? provate queste emozioni quando mangiate questi cibi? 


Bibliografia di riferimento: 
Le nuove dipendenze. Gioco, cibo, interni, sesso, shopping…,  P. Cardoso, con scritti di P. Cardoso, L. Benedetti, E. Romolini, C. Spolverini, Edizioni Psicoline, 2014
Ancora uno… e poi basta. D. Virtue, Edizioni il punto d’incontro, 2013

6 pensieri riguardo “Alimenti che creano dipendenza”

  1. Direi di sì… direi che le provo tutte queste emozioni, a fasi alterne. IN questi giorni però mi sono vista un po’ di video di youtuber che hanno avuto, o hanno ancora seri problemi in termini di dipendenze alimentari; ho sentito risuonarmi qualcosa ogni volta che queste ragazze cercavano di esprimere i loro stati d’animo, la loro condizione, il loro dolore. Una donna in particolare mi ha colpita moltissimo quando ha detto:”Si mangia e si ingrassa per essere visti, per rivendicare il fatto di esistere, per urlare al mondo che sei viva, che vali qualcosa, che hai diritto di avere un posto anche tu nel mondo!!” Ecco, questa frase ed il modo in cui è stata detta mi è entrata profondamente dentro, forse perché in gran parte rispecchia la mia situazione lavorativa. IN fin dei conti, il disturbo ossessivo nei confronti del cibo è un urlo di dolore, un urlo silenzioso che, visto che nessuno ascolta, cerca di parlare con il mezzo che tutti oggi tengono più in considerazione, ovvero l’aspetto esteriore, il corpo. Si usa il corpo per fare in modo che gli altri si accorgano della tua sofferenza, come se gli altri, che spesso ne sono la fonte, potessero togliertela e invece… invece nessuno può togliertela; puoi farlo solo tu, perché nasce da te e tu solo puoi trovare la via per uscirne… non da sola, ma sei tu che devi fare tutti i passi necessari. La fonte di tutto è il contesto, senza dubbio, ma la scintilla che dà il via al tutto l’accendi tu dentro di te e puoi decidere se farti consumare, o se spegnere tutto prima che ti divori.

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    1. Ciao cara, perdonami per il ritardo nel commentarti! Ma con le vacanze estive è stato davvero difficile trovare un momento libero e una buona connessione. Ciò che hai scritto è molto bello, molto spesso mangiamo perché vogliamo urlare al mondo che esistiamo ma anche perché gestire le proprie emozioni è molto difficile.
      Iniziare ad osservare che in quel determinato momento stiamo scegliendo quel tipo di alimento non perché abbiamo fame, ma perché vogliamo tirare fuori delle emozioni è solo il primo passo per iniziare a comprendere il meccanismo, per imparare a non essere più succubi della dipendenza (che diventa come un vortice) ma persone consapevoli, che hanno scelto di esprimere, in quel momento, il proprio stato dell’essere con il cibo, siamo noi a gestire la nostra dipendenza e non più la dipendenza che gestisce noi.
      L’autosservazione del proprio comportamento unito alla riflessione apre la porta al cammino verso noi stessi, attraverso questo semplice gesto possiamo imparare a scoprirci, ascoltarci, conoscerci per poi poter finalmente cambiare e tutto questo può accadere se impariamo ad AMARCI non solo quando facciamo cose giuste, ma anche quando non sappiamo fare le cose o sbagliamo nel farle. L’amore per noi stesse porta comprensione, tempo, cura e questo è tutto quello di cui abbiamo bisogno per rinascere.

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  2. La parola “cura” è forse il centro di tutto il discorso, Tanya, hai ragione! Prendersi cura di se stessi, fare le cose con cura, avere cura del proprio mondo anche quando il contesto rende questo molto, molto difficile, ecco, tutto questo implica un sentimento che spesso viene dimenticato da qualche parte, nella parte più recondita di noi stessi, ovvero l’Amore. Accade per vari motivi; a volte perché ci disabituiamo ad amarci e quindi ad amare, perché siamo troppo impegnati a difenderci, a barcamenarci nel quotidiano che a volte è addirittura delirante. Eppure senza amore non può esserci vera cura e vera attenzione nei confronti di noi stessi… e mi sa che io devo ricominciare da lì, un po’ alla volta, magari facendo le cose con quella dedizione che implica amore nei confronti di me stessa, anche nelle piccole azioni, nelle scelte semplici, nel modo di preparare un pasto, ad esempio, o di programmarlo, di pensarci bene prima e di scegliere le materie prime ottimali. Si parte dalle piccole cose, un po’ alla volta. Ti ringrazio molto e ti auguro buone ferie.

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