disturbi alimentari

Dipendenza alimentare 2° parte – il “craving”

Come abbiamo spiegato nel precedente articolo sulla dipendenza alimentare, (che consiglio di leggere prima di addentrarsi in questa seconda parte del tema) si parla di “dipendenza” nel momento in cui l’individuo non è più capace di rinunciare ad un determinato comportamento o azioni cha hanno fini gratificanti per il soggetto ma che apportano allo stesso tempo, conseguenze negative per la vita della persona e/o per quella degli altri.

Ma come fa il cibo a farci raggiungere questo stato di gratificazione, benessere e piacere per la quale siamo disposti anche a mettere a rischio, in casi estremi, la nostra stessa vita?

Tanto per iniziare è importante capire che quando sentiamo il desiderio irrefrenabile di mangiare un pacchetto di patatine fritte a tutti i costi, o una bella ricca lasagna o ancora un gigante barattolo di nutella è il sintomo che qualcosa dentro di noi si è attivato e che stiamo rispondendo a dei precisi stimoli che vengono sia a livello fisico che psicologico.

Scopriamo insieme di che si tratta….

Il desiderio irrefrenabile che avvertiamo è conosciuto anche come craving e cioè: “(letteralmente: fame, forte desiderio). Esso è definito come il desiderio irresistibile, intrusivo, che comporta la perdita di controllo e una serie di azioni tese alla sua soddisfazione”. – Le dipendenze, Istituto Cortivo centro formazione professionale, Istituto Cortivo S.p.A. – Editore in Padova, 2004, p. 16. –

Il meccanismo che si attiva è il seguente: –>attrazione verso un oggetto  o situazioni che rilasciano una sensazione di piacere (es. patatine fritte) –>messa in atto di comportamenti per ottenere l’oggetto o la situazione che danno piacere (andare al bar per comprarle e poi mangiarle) –> incapacità di fermarsi anche di fronte a forti pericoli o a numerosi ostacoli (obesità di livello grave con complicazioni a livello fisico).

A chi di voi non è mai successo di comprarsi quel benedetto pacchetto di patatine anche se sappiamo che poi andrà a peggiorare il nostro stato di salute? Io l’ho fatto talmente tante volte che non è contabile…. Ma cosa succede a livello fisico?

A livello fisiologico invece, l’oggetto desiderato attiva un’area del nostro cervello detto anche nucleo accumbens “area che contiene le terminazioni nervose dei neurotrasmettitori sensibili agli stimoli piacevoli.” – Le dipendenze, Istituto Cortivo centro formazione professionale, Istituto Cortivo S.p.A. – Editore in Padova, 2004, p. 21. – Con la sua assunzione, questa regione del cervello rilascia grandi quantità di dopamina che regala al corpo un effetto euforizzante e quindi di piacere. Che vanno a compensare stati di malessere e/o di incapacità nel tollerare le emozioni, in particolare quelle negative.

Cosa fa quindi la dopamina? 

La dopamina tra le sue importanti funzioni ha anche quella di regolare il nostro stato di benessere, che nel nostro caso aumenta con l’assunzione di specifici cibi, l’effetto della dopamina è quello di donarci uno stato di piacere e di benessere. L’interiorizzazione di questo meccanismo rafforza la percezione soggettiva di ricompensa che il soggetto percepisce assumendo quei determinati cibi e che comporta la ripetizione poi successiva del comportamento anche se considerato pericoloso per la persona stessa che lo assume.

Ma quali sono i cibi che portano alla dipendenza?

Per scoprirlo cliccate: QUI


Bibliografia di riferimento: 
Atlante delle dipendenze, L. Grosso e F. Rascazzo, edizione GruppoAbele, 2014
Le dipendenze, Istituto Cortivo, centro formazione professionale, Istituto Cortivo S.p.A. – Editore in Padova, 2004
Le nuove dipendenze. Gioco, cibo, interni, sesso, shopping…,  P. Cardoso, con scritti di P. Cardoso, L. Benedetti, E. Romolini, C. Spolverini, Edizioni Psicoline, 2014
Craving. Alla base di tutte le dipendenze, U. Nizzoli, M. Corce, H. Margaron, V. Caretti, R. Zerbetto, P. Lorenzi, Mucchi Editore, 2011

 

12 pensieri riguardo “Dipendenza alimentare 2° parte – il “craving””

  1. Lo sospettavo!!! Io sono una che si dopa, quindi!! La dopamina non è lo stesso ormone che si produce facendo attività fisica? Perché se è così, forse, posso sostituire le chilate di cibo che ingurgito per sentire gli effetti dopanti di piacere con ore di attività fisica, che magari portate all’eccesso fanno male anche quelle, ma ad oggi, nel mio caso, forse sono più salutari e potrebbero salvarmi la pelle. No?

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    1. Ciao cara! Hihi non sei una che si dopa, sei semplicemente una persona che come me e tanti altri, ha una forma di dipendenza alimentare. 😊 La dopamina è un neurotrasmettiore che fa parte della famiglia delle “Monoamine” e cioè dopamina, seretonina, noroadrenalina e istamina.
      La dopamina in particolare, ha molteplici funzioni, ci migliora l’umore, ci induce all’azione, ma in particolare alti livelli di dopamina ci portano a provare uno stato di elevato piacere e benessere.
      L’attività fisica attiva differenti neurotrasmettitori tra cui anche “dopamina (come tu immaginavi) e “serotonina”, anche quest’ultima importante perché alti livelli di serotonina contrastano gli stati depressivi. Una giusta quantità di attività fisica, fatta quotidianamente aumenta sia i livelli di dopamina come di serotonina, per questo è molto importante essere costanti, anche se inizialmente non avvertiamo un reale miglioramento. Questo almeno è quello che ho scoperto leggendo differenti libri.
      Io personalmente non ho ancora mai provato con lo sport la stessa sensazione di piacere e benessere che avverto quando mangio, ma sicuramente mi sento più attiva, più in forma, più capace di autocontrollarmi e più positiva davanti a situazioni di stress (che nel mio caso combaciano esattamente con un cambio nel mio stato emotivo).
      Quindi fare attività fisica, fatta nel modo giusto ti farà solo che bene, ma come hanno consigliato a me, ti consiglio io a te di essere sotto controllo medico, un medico ti potrà consigliare quale è la migliore modalità, nel il tuo caso specifico, per iniziare un’attività fisica sana e equilibrata che rigeneri corpo e mente. ☺️

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      1. HO un piccolo problema: ho avuto pessime esperienze con medici e nutrizionisti, in passato; diciamo pure che io li tempo come la peste!!! Ho speso tanti di quei soldi inutilmente con dei risultati che definire deludenti è eufemistico. Sul fronte “fiducia nell’ordine medico” ho notevoli difficoltà, ecco. Ci vado piano, proprio perché nel tempo c’è stato chi mi ha fatto sfiorare l’esaurimento, e si trattava proprio di “gente che dovrebbe essere preparata”. Mai più!!!

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      2. Mi dispiace per le brutte esperienze che hai avuto, anche io ho speso tantissimi soldi dietro a dietologi e nutrizionisti senza (per molto tempo) averne nessun beneficio, ma questo ahimè fa parte del percorso… Quando ti parlavo di medici, mi riferivo a qualcuno che ti possa indicare come riattivare tutto il corpo al movimento, cioè durante l’attività fisica sono diversi gli organi che sono implicati nel movimento, tra questi il più importante è il cuore, un’eccessiva attività fisica potrebbe portare ad un suo affaticamento e dei movimenti troppo brusci possono portare a strappi muscolari (per quanto riguarda i muscoli).
        Per questo è importante che ci sia un medico, anche quello di base, che ci indichi come fare le cose. 😊

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      3. Behj, vedi… il mio medico di base, quando mi sono bloccata con la schiena non mi ha voluta visitare; mi hga consigliato un fisioterapista… a pagamento… un suo amico insomma. E io ho risolto, per il momento, ma non posso permettermi di spendere altri soldi… non perché non voglio, ma perché proprio non posso permettermelo. IO so perfettamente cosa devo fare e fino a dove posso spingermi. Ho fatto attività fisica per anni e so che nelle condizioni in cui sono ora devo andarci piano. Camminare e nuotare sono le due attività cardio che posso permettermi, per ora. Posso fare esercizi leggeri, come lo yoga, con cautela, spingendomi fin dove riesco. Il resto verrà dopo, gradualmente. Ho pagato un personal trainer per evitare blocchi o dolori debilitanti; un professionista, eh… non uno qualsiasi. Il risultato è stata una settimana di mal di schiena, a letto… e non è la prima volta. In un lontano passato è successa una cosa analoga. Con i nutrizionisti vale la stessa cosa. L’unico periodo in cui sono riuscita a mettermi in forma e stare davvero bene è stato quando mi sono spaccata un ginocchio; fisioterapia di riabilitazione a parte, il resto me lo sono seguita da sola; ero diventata un figurino 😀 😀 … solo che poi son dovuta rientrare al lavoro e tutto è ricominciato da capo.

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      4. Perfetto allora se sai come muoverti tocca solo prendersi il tempo per mettersi in moto! Come anche tu hai detto un piccolo step per volta, così dai tempo al fisico di riprendere gradualmente il ritmo! 😊 Purtroppo sono sempre le situazioni di stress a farci ricadere nella dipendenza e è proprio questo meccanismo che dobbiamo imparare a cambiare e qui tutti stiamo lavorando per questo. 😊 Quindi forza e coraggio!😃

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      5. Lo stess ho capito che è uno dei fattoriscatenanti, ma ho capito anche che combattendo lo stimolo all’abbuffata, nel contempo combatto anche lo stress… certo, ci vorrà un po’ più tempo, ma è l’Unico modo, mi sa, visto che non posso allontanarmi dagli stimoli che me lo provocano, ovvero il contesto lavorativo.

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  2. Te lo anticipo i cibi che portano alla dipendenza: gli orsetti gommosi, il polipo, il tiramisù e gli hamburger del McDonald. Ognuno di essi soddisfa una mia esigenza o un mio stato d’animo: la rabbia, la stanchezza, la golosità e l’insoddisfazione. Ognuno si noi ha esigenze alimentari diverse, lo dico da studente di medicina, e ho capito che per esempio per studiare ha bisogno di molti zuccheri… Articolo interessante comunque!

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    1. Grazie Nicolò per il tuo commento! Si è vero ognuno di noi ha esigenze differenti! Io per esempio quando dovevo prepararmi per degli esami all’università avevo bisogno di molti carboidrati per tranquillizzarmi, tu invece di zuccheri. Alcuni studi dicono che il consumo di zuccheri in eccesso produca comportamenti di dipendenza. Domani posterò l’articolo, oltre hai carboidrati e agli zuccheri pare ci sono anche i così detti “esaltanti di sapidità” a incrementare la dipendenza.

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