disturbi alimentari

Dipendenza alimentare 1° parte: cosa è e come si manifesta

Oggi voglio parlarvi di dipendenza alimentare, una tra le dipendenze forse più difficile da riconoscere!

Anche io ho sofferto di dipendenza alimentare e oggi che ne sono consapevole so che questo è il mio tallone d’Achille. Non è facile uscirne, ma diventarne consapevoli innesca un meccanismo di autoaiuto che prima o poi ci porta alla risoluzione del problema, forse probabilmente se soffri di dipendenza alimentare come me o conosci qualcuno che soffre di dipendenza alimentare, vuoi trovare una soluzione per interrompere questo meccanismo, bhe se è questo che ti ha portato fin qui allora sei nel posto giusto, insieme infatti stiamo per approfondire questo delicato tema.

Il mondo della dipendenza è un mondo molto complesso e variegato, sono tante le dipendenze e tante le dinamiche che la determinano, per questo è importante partire dal principio, dal significato del termine“Dipendenza” secondo il punto di vista medico.

Secondo quanto riportato dal sito web dell’enciclopedia treccani (treccani.it) la dipendenza è una:

“condizione di incoercibile bisogno di un prodotto o di una sostanza, soprattutto farmaci, alcol, stupefacenti, riguardo ai quali si sia creata assuefazione e la cui mancanza provoca uno stato depressivo, di malessere e angoscia (d. psichica), e talora turbe fisiche più o meno violente, cioè nausea, dolori diffusi, contrazioni ecc. (d. fisica).”  (/www.treccani.it/enciclopedia/dipendenza/)

Tramite questa definizione, comprendiamo che il focus sulla dipendenza va proprio concentrato sull’incapacità della persona che ne è affetta, di contenere quell’irrefrenabile impulso compulsivo verso il soddisfacimento dello stato di piacere, gratificazione e/o di benessere, che si appaga solo attraverso la ripetizione di un’azione o  di un  comportamento ritenuto dannoso per la persona stessa che la compie. 

Nelle forme di dipendenza abbiamo quindi due elementi chiave  la compulsività dell’azione o del comportamento e la perdita del controllo.

Tantissime sono le forme di dipendenza e vanno suddivise in dipendenze da sostanze (alcol, droghe, sigarette) e dipendenze non da sostanze (cibo, relazioni, sesso, gioco d’azzardo, shopping, ecc).  

La dipendenza  non è ne dentro ne fuori dal soggetto ma è di origine biopsicosociale.

“Essa è [….] una condizione complessa, che sfugge ai sistemi di controllo, in parte sempre inconoscibile, che non può essere dominata totalmente dalla razionalità né dalla volontà.” Atlante delle dipendenze, L. Grosso e F. Rascazzo, edizione GruppoAbele 2014, p.34-

Quanto qui sopra citato, riguarda la dipendenza da droghe, ma a mio avviso, può anche comprendere le altre condizioni di dipendenza.

I punti in comune che si riscontrano nei soggetti affetti dalle disparate forme di dipendenza sono:

    • Difficoltà a tollerare le frustrazioni,
    • Difficoltà a gestire i sentimenti in particolare quelli negativi come ansia, sensi di colpa ecc
    • craving (forte desiderio) cliccare QUI per un approfondimento
    • bassa capacità di autovalutazione realistica
    • tendenza a mentire e a manipolare
    • basso controllo degli impulsi
    • capacità di persuasione, seduttività
    • vittimismo

Fonte elenco: –Le dipendenze, Istituto Cortivo centro formazione professionale, Istituto Cortivo S.p.A. – Editore in Padova, 2004-

A questo punto, focalizzando l’attenzione sulla dipendenza alimentare, in particolare sulla bulimia e il Binge eating disorder definito anche (BED), ci accorgiamo che mentre l’alcol, le droghe o il tabacco sono oggetti non indispensabili per la nostra esistenza, il cibo lo è. Non si può infatti vivere senza mangiare (la sua privazione, anche parziale, ci mette di fronte ad un’altra forma di dipendenza alimentare e cioè l’anoressia) ci porterebbe in breve tempo alla fine della nostra esistenza.

Questa irrinunciabilità, porta non solo ad una più difficile rottura dal meccanismo della dipendenza, ma anche ad una maggiore difficoltà nel riconoscere la propria dipendenza e rende molto più facile la negazione della dipendenza stessa, poiché nelle prime fasi di entrambe le patologie le conseguenze e gli effetti non sono così visibili e facilmente riconoscibili.

Nel mio caso sono dovuti passare molti anni prima che mi rendessi conto di soffrire di dipendenza alimentare, in particolare di binge eating e sono dovuta arrivare ad un livello di obesità molto elevato che mi ha portato a vari problemi di salute prima di prendere dei provvedimenti!

Se pensi di soffrire di dipendenza alimentare o conosci qualcuno che ne soffre forse fare un’autoanalisi seguendo i vari punti dell’elenco precedentemente riportato potrebbe aiutarti a capirlo. In ogni caso io consiglio sempre di rivolgersi ad uno specialista se si iniziano ad avere dei sospetti o la sensazione che qualche cosa non va, sia per essere certi sulla natura del problema sia per iniziare, in caso di risposta affermativa, un percorso per uscirne.

Bulimia, Binge eating e anoressia non sono la stessa cosa, rappresentano approcci totalmente diversi di sentire, pensare e agire nel quotidiano. In questo articolo mi occuperò sono dei primi due, chi è bulimico è portato ad abbuffarsi per poi utilizzare in molti casi, ma non in tutti, delle misure (compensative) autoindotte come il (vomito) per limitare l’aumento del peso, costantemente sotto suo controllo. Situazione differente per chi invece soffre di binge eating, quest’ultimo infatti, non utilizzando nessuna forma di compensazione o di restrizione per evitare l’aumento del peso, entra nel vortice dell’obesità senza neanche rendersene conto.

Normalmente una persona affetta da binge eating durante un’abbuffata arriva ad assumere tra le 1000/3000 calorie, da uno studio è emerso che 1 paziente su 5 con bulimia nervosa fa abbuffate oltre le 5000 calorie, mentre rari sono i casi di pazienti che dicono di fare abbuffate che vanno oltre 10.000 calorie.

Io personalmente durante tutta la giornata ingerivo forse più di 3000 calore! La mia necessità di cibo era costante e più mangiavo e più ne avevo bisogno e non c’era differenza fra dolce e salato, mischiavo tutto e in qualsiasi momento della giornata e questo faceva del modo in cui mi alimentavo un vero caos!

Ora che abbiamo almeno le informazioni basilari a disposizione possiamo iniziare a mettere insieme i pezzi e provare a comprendere perché esistono queste due forme di dipendenza, perché sfuggono dal controllo della volontà e perché alcune persone ne sono affette.

Il binge eating e la bulimia, in particolare la prima perché poi porta a l’obesità, esiste perché abbiamo un irrefrenabile bisogno/desiderio di provare piacere, benessere o altro in un preciso momento, per sopportare, sopperire, sostituire delle emozioni negative, come dolore, angoscia, tristezza, paura, solitudine, noia ecc. Mangiando si soddisfa questo desiderio di piacere, lo stato di benessere che pervade il nostro corpo anestetizza le emozioni negative e ci permette di sentirci temporaneamente bene con noi stessi. Il senso di colpa o la paura che segue a questo momento di piacere aggrava la percezione negativa che la persona ha di se, provando emozioni come la vergogna o il disprezzo verso se stesso, tuttavia queste emozioni negative non sono sufficienti per rompere la catena.

Anche la mia dipendenza era dovuta dalla mia incapacità a gestire le emozioni negative e a volte anche quelle positive, questo perché avevo sempre la netta sensazione che a breve non le avrei più provate e sarei tornata nel vortice delle emozioni negative! Il cibo mi permetteva di sostituire queste emozioni negative con il senso di piacere e appagamento che io tanto volevo sentire e quando questa sensazione scemava, avevo bisogno immediatamente di mangiare nuovamente per ritornare al mio eden!

Per leggere l’approfondimento sul tema delle emozioni cliccate QUI

Si percepisce a questo livello, che l’azione del “mangiare” non è più solo un bisogno fisiologico per dare energia al corpo, ma è diventato uno strumento di soddisfazione della mente per compensare stati emotivi che il soggetto non riesce a gestire o tollerare.

Ma come fa il cibo a dare questa sensazione di piacere, gratificazione, benessere? 

Cliccate qui per scoprirlo insieme

Se volete lasciare un commento e raccontare la vostra esperienza o di qualcuno a voi vicino che ha sofferto o soffre di questo problema sarò felice di ascoltarvi e condividere con voi le vostre sensazioni e emozioni!

Un abbraccio a tutti!


Bibliografia di riferimento: 
Atlante delle dipendenze, L. Grosso e F. Rascazzo, edizione GruppoAbele, 2014
Le dipendenze, Istituto Cortivo, centro formazione professionale, Istituto Cortivo S.p.A. – Editore in Padova, 2004
Vincere le abbuffate come superare il disturbo da binge eating, C.G. Fairburn, Raffaello Cortina Editore, 2018
Sitografia di riferimento: 
www.treccani.it

 

7 pensieri riguardo “Dipendenza alimentare 1° parte: cosa è e come si manifesta”

  1. Io , io, io!!! 😀 😀 IO ce l’ho! 😛
    Ne parlo adesso nel mio blog, perché prima ne parlavo solo con me stessa… me le ragionavo ste cose, ma non le ho mai condivise. MI vergogno un po’ a parlarne, ma pazienza… forse è arrivato il momento di mettere da parte l’orgoglio e darmi da fare per risolvere. Io i dolci li compro in vassoietti da 8 – 10 pastine… cerco le pasticcerie migliori, quelle che mi danno esattamente quel certo tipo di sapore. Se mangio 10 pastine che non hanno esattamente quel tipo di sapore, mi rimane l’insoddisfazione e son capace di andarmene a cercare altre. A volte le pasticcerie “giuste” sono chiuse, e allora è un dramma. Non credo che sia comune questa cosa. Nel senso che chi si abbuffa fa poco caso al sapore… io invece cerco proprio quella particolare sostanza… presumo sia qualcosa di chimico, ma non so darle un nome. Me li porto a casa… in realtà me li mangerei lì davanti al bancone della pasticceria, ma non è elegante, diciamo. :P. Le abbuffate sono un fatto personale e vanno fatte di nascosto, proprio perché so benissimo che una cosa estremamente sbagliata. A volte non resisto e me le mangio stando in macchina, in una piazzola a lato strada. Anche i tossici cercano antri bui e nascosti per farsi. Penso che il senso di piacere che si prova nell’immediato sia dovuto a un fattore ormonale; c’è una certa sostanza che viene messa in circolo quando si mangia molto… si parla di picchi glicemici, di insulina, di cortisolo… e via discorrendo. Ma io aspetto di leggere il tuo post in tal senso. E’ bello trovare chi sa quello che dice in merito a questo argomento. Grazie.

    Mi piace

    1. Grazie mille per esserti aperta e per aver raccontato qui la tua esperienza. È vero le abbuffate che facciamo sono esperienze estremamente intime e ognuno ha diversi modi di abbuffarsi, ma convergiamo tutti nel senso di piacere che il cibo ci permette di raggiungere. Anche io come te mi compravo le cose e me le mangiavo in macchina, se andavo in vacanza con qualcuno davanti agli altri mangiavo normale, poi passato un poco di tempo tendevo ad isolarmi per poter uscire di nascosto e comprarmi il cibo che volevo, nessuno doveva sapere quello che facevo, per questo poi cercavo anche posti isolati per mangiare. Io personalmente amo molto cambiare costantemente sapore, quindi se mangiavo ad esempio 1 ovetto kinder poi avevo bisogno di mangiare un pacchetto di patatine e poi nuovamente una barretta di cioccolata per passare poi a 2 pizzette rosse e così via dicendo… Tutto ciò mi portava a stare male fisicamente, avevo un reflusso che non mi faceva dormire, il cuore a volte lo sentivo battere forte perché l’esofago si era infiammato, ma nulla mi fermava perché avevo un gran bisogno di sentire quello stato di benessere e piacere che mi permetteva di restare emotivamente stabile e di mantenere il controllo difronte alle situazioni di stress. Il mio problema è sempre stata la mia emotività e il cibo mi calmava e tranquillizzava proprio perché alcuni alimenti come tu hai ben immaginato hanno la capacità di calmarci, tranquillizzarci e migliorarci l’umore e di questo ne parlerò nel prossimo articolo. 😊

      Piace a 1 persona

      1. Riconosco comportamenti e sintomi; li riconosco tutti. I cibi che calmano, nel mio caso, presumo siano quelli ricchi di zucchero, ma anche quelli che mi permettono di mastricare molto, come le noccioline, o le patatine… tutte cose che mi tolgono lo stress, apparentemente, ma che poi mi portano a stare peggio e a cercarne altri per rimettermi in apparente equilibrio… e via dicendo… sembra una spirale senza fine!!

        Piace a 1 persona

      2. Questo perché lentamente lo stato di benessere rilasciato dalla dopamina va lentamente scemando e noi ritorniamo in contatto con i malesseri, le problematiche che avevamo prima, ed ecco che qui abbia bisogno di ingurgitare una nuova quantità di cibo per tornare al precendente stato di benessere. E penso che diventare consapevoli di questo meccanismo è già un buon passo verso la guarigione. 😊

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...